L’ultimo allarme ha riguardato Marte: un asteroide di 50 metri di diametro mercoledì sfiorerà il Pianeta Rosso ma, per sua fortuna, proseguirà il suo viaggio nello spazio senza schiantarsi al suolo. Qualche ora prima anche la Terra sarà “avvicinata” da un oggetto sei volte più grande, che però si manterrà a una distanza di poco superiore a quella della Luna. Sono incroci pericolosi che si ripetono spesso nel Sistema solare, dove i blocchi di roccia vaganti sono tantissimi. Per tenere sotto controllo i più temibili, quelli che orbitano vicino al nostro pianeta, è attiva una rete globale di controllo che può contare anche sul contributo di decine di osservatori italiani, professionali e non.
A coordinare il monitoraggio dei cosiddetti Neo (Near Earth Objects, oggetti vicini alla Terra), è il Minor Planet Center, che ha sede all’università di Harvard, negli Stati Uniti. Lì confluiscono i dati raccolti in tutto il mondo e le segnalazioni di nuovi asteroidi. La mole di informazioni da trattare è enorme, ma solo così, attraverso calcoli estremamente complessi, si può capire se c’è un rischio per il nostro pianeta. “Per stabilire se c’è pericolo di impatto sono necessarie moltissime osservazioni: all’inizio non è facile descrivere con precisione la loro traiettoria”, spiega il direttore dell’osservatorio di Capodimonte (Napoli) Luigi Colangeli.
Da questo punto di vista 2007 Wd5, l’asteroide che mercoledì sfiorerà Marte, è un ottimo esempio. Scoperto il 20 novembre scorso dall’italiano Andrea Boattini, aveva subito attirato l’attenzione degli studiosi perché era chiaro che puntava verso il Pianeta Rosso. Da allora hanno cominciato a tenerlo d’occhio sia gli esperti del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, sia il gruppo italiano di Pisa che fa capo ad Andrea Milani. Poi, dopo un paio di mesi di verifiche, il suo stesso scopritore, che lavora nell’università dell’Arizona ed è direttamente impegnato nel programma per la sorveglianza degli asteroidi “Catalina Sky Survey”, ha annunciato che “non colpirà Marte, ma gli passerà molto vicino” e che poi “potrà avvicinarsi alla Terra fino a 5 milioni di chilometri, ma non ci saranno rischi”. (more…)
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