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Google: l'indirizzo IP non identifica nessunoL’indirizzo IP è un dato personale? Nella maggior parte dei casi no: non consente di risalire alla persona che si trova dietro lo schermo. È Google a ribadire la propria posizione nel dibattito sorto il mese scorso in seno alla Commissione Europea.

Era stato l’Article 29 Data Protection Working Party a sollevare la questione: l’indirizzo IP dovrebbe essere considerato alla stregua di un dato personale e come tale dovrebbe essere sottoposto ad appropriate tutele, aveva chiesto il Garante della Privacy tedesco Peter Schaar, in attesa di un report che indirizzerà l’attività regolatoria della Comunità Europea.

Per tornare a chiarire la propria posizione alla luce del monito di Schaar, Google ha riattizzato il dibattito postando sul proprio Public Policy Blog e intessendo un dialogo con chi in rete ha affrontato l’argomento. BigG ne è convinta: l’indirizzo IP non può essere nemmeno paragonato ad un dato personale, almeno per quanto riguarda l’uso che ne fanno i motori di ricerca.

A chiarire la posizione di BigG è Alma Whitten, software engineer del colosso di Mountain View: “Dire che gli indirizzi IP sono in ogni caso dei dati personali è un’affermazione che suggerisce in maniera non corretta che ogni indirizzo IP possa essere associato ad un determinato individuo”. Lo dimostrano i fatti. In primo luogo i provider che assegnano l’indirizzo IP con cui l’utente viene rappresentato online, sovente attribuiscono indirizzi IP dinamici. Chi si collega a mezzo PDA o laptop e approfitta della connettività in diversi ambienti, inoltre, si mostra online con indirizzi IP diversi a seconda del fatto che si connetta dal lavoro, piuttosto che da un aeroporto, da casa o da un Internet Café. Solo i provider sanno associare l’IP ad un sottoscrittore. Ma nemmeno il provider, ricorda Whitten, ha la certezza di sapere chi agisce dietro l’IP: gli abbonamenti a Internet sono condivisi fra membri di una famiglia. (more…)

ISP pachistano blocca YouTube per due oreDue ore di totale black out di YouTube fanno notizia, anche se spesso il server è down, ma ancora di più va sottolineato come il problema fosse totalmente fuori dal controllo di Google. Che non ci fossero cartelli di scuse che promettevano di tornare a breve e cose simili non poteva che essere il preludio di qualcosa di diverso e di più importante.

Infatti non si trattava di manutenzione o di qualche problema interno all’azienda, ma la causa va cercata all’esterno. Dopo due ore di rincorse, indagini e tentativi di ripristinare l’accaduto si è scoperto che a causare il blackout era stato un ISP pachistano che, nel tentativo di bloccare l’accesso al sito di condivisione video, aveva invece causato un blocco totale in tutto il mondo, attirando a sè le richieste destinate a YouTube. La BBC accredita all’ISP ed alla Pakistan Telecom l’origine del misfatto.

Il motivo scatenante il blocco è stato nel fatto che il service provider PCCW aveva deciso di non permettere ai suoi clienti di accedere ad un sito dove erano visibili dei cartoni danesi che prendono in giro Maometto. Ma la tecnica usata per bloccare l’accesso è stata portata avanti con metodologia sbagliata. L’azienda pachistana ha infatti dirottato l’IP di YouTube e ha passato le informazioni attraverso i suoi server così che le richieste di connessione arrivassero all’ISP e potessero essere bloccate. Le informazioni sono perà state mandate per errore agli altri ISP nel mondo che hanno bloccato anch’essi l’accesso dirottandolo nel buco nero creato da PCCW. (more…)

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