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La Telecom chiede ai provider canoni arretratiSono giorni di bufera per la banda larga, nelle sue varie forme: quella classica dell’Adsl e quella innovativa, senza fili, del WiMax. In entrambi i campi è in scena infatti la battaglia tra piccoli e grandi operatori. I primi, raccolti nell’associazione Aiip, sono sul piede di guerra perché Telecom Italia sta battendo cassa: chiede ai provider milioni di euro di canoni arretrati, da febbraio 2006 a oggi, per un tipo di Adsl molto particolare, detto “Adsl nuda”. Sono offerte attivate a utenti privi di linea voce Telecom.

Nel frattempo, scoppia una polemica sul WiMax: un’azienda italiana ha presentato ricorso presso il Tar del Lazio per annullare la delibera Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) che fissa le linee guida per il WiMax, dalle quali è scaturito il relativo bando del Ministero delle Comunicazioni. L’accusa è che le regole stabilite dalle istituzioni rischiano di mettere fuori gioco i piccoli provider nella corsa al WiMax. Sono messe così in dubbio le sue promesse potenzialità di strumento per la lotta al digital divide.

Adsl nude. Telecom ha diritto a riscuotere un canone aggiuntivo, all’ingrosso, dai provider che ne utilizzano la rete, per ogni Adsl nuda attivata. Finora non l’ha richiesto in fattura, poiché ha aspettato che l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) facesse chiarezza sull’importo dovuto. Così è stato, con una recente delibera Agcom. Telecom ha deciso però di chiedere anche i canoni aggiuntivi arretrati, calcolati da febbraio 2006, data in cui Agcom per la prima volta ha dichiarato legittimo il canone aggiuntivo. “La consideriamo una richiesta inaccettabile. Chiediamo di pagare solo le prossime mensilità”, dice Marco Fiorentino, presidente di Aiip. “Gli arretrati ammontano ad alcuni milioni di euro, in qualche caso. Cifre che potrebbero minacciare la sopravvivenza di alcuni provider”, aggiunge. Sulla questione degli arretrati non ha preso posizione Agcom. “Lo faremo se qualche provider aprirà un contenzioso con Telecom. Nessuno l’ha fatto finora”, spiega Roberto Napoli, consigliere Agcom. È probabile, del resto, che la polemica s’infiammerà nei prossimi giorni. Alcuni provider più grossi - come BT Italia - già hanno però trovato un accordo con Telecom per il pagamento degli arretrati. (more…)

Fisso-mobile, la convergenza c’èNiente da fare: al TAR del Lazio non passa la tesi di Wind secondo cui la convergenza fisso-mobile, così come è stata pensata e autorizzata dall’Autorità TLC, non è equa. Secondo il tribunale amministrativo, infatti, la delibera di Agcom in materia è del tutto legittima. In altre parole il via libera al fisso-mobile è confermato . Tutto questo succede proprio mentre Tiscali procede con la presentazione della propria offerta fisso-mobile, come alternativa e in risposta a quelle già presentate da Telecom Italia e Vodafone. L’obiettivo dichiarato degli operatori è entrare ancora di più nelle case, legare l’utenza fissa agli usi e costumi di quella mobile, aumentare il traffico telefonico e dati e, in definitiva, spingere sulla propensione alla comunicazione degli italiani per moltiplicare il fatturato.

Wind aveva insistito, ma vanamente, nel sostenere che quella delibera adottata da Telecom e Vodafone provocava seri disturbi sul mercato in quanto anticoncorrenziale perché, nei fatti, non replicabile .

Una tesi che avrebbe potuto far saltare questo nuovo fronte dell’offerta, incardinata sulle nozze firmate dagli italiani con i cellulari, e che Wind aveva portato avanti in qualità di operatore mobile impossibilitato a formulare offerte convergenti e cioè, nei fatti, a competere.

La terza sezione del TAR presieduta da Italo Riggio sembra indicare che i magistrati ritengano la posizione di Wind ben diversa da quelle descritta. Wind è dotata di una rete fissa oltreché di un network mobile e, dunque, spiegano i giudici, “le libere scelte imprenditoriali di Wind Telecomunicazioni spa - che ritiene preferibile attendere la chiusura di procedimento di consultazione avviato dall’Agcom per l’utilizzo delle bande di frequenze a 900, 1888 e 2100 Megaherz di offrire il servizio fisso-mobile - non possono riflettersi in negativo sugli altri operatori ed inibire agli stessi di effettuare altrettanto libere scelte imprenditoriali, nei limiti solo del rispetto della libera concorrenza”. (more…)

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